Nomi strani e curiosi divieti anagrafici

Stato che vai ed abitudini che trovi

Stato che vai ed abitudini che trovi

La curiosità di imporre nomi strani ai propri figli esiste da sempre, soprattutto dall’epoca del consumismo e della televisione: ultimamente è successo che i diversi stati abbiano imposto dei limiti o bocciato alcuni nomi propri, magari promuovendone altri, maggiormente assurdi.

Ad esempio in Svezia è stato giustamente vietato il nome “Ikea” (forse qualcuno ha concepito figli all’interno dell’omonima azienda o desidera eredi componibili ?), “metallica” e “veranda”: curiosamente però è accettato il nome “Google” (forse i genitori del povero bambino, dal siffatto nome, sognano un pargolo dalla memoria enciclopedica ? ).La Svezia è sicuramente severa nella censura, al punto che una coppia (nel 1996) ha volutamente creato scandalo, battezzando un figlio come un nome impossibile: Brfxxccxxmnpcccclllmmnprxvclmnckssqlbb11116.
Una signora in Norvegia sognò un ponte e volle assegnare questo nome alla sua tredicesima figlia (evidentemente aveva esaurito la fantasia): la sua nazione ha bocciato la scelta e fu un peccato, perché “Gesher” (ponte in lingua norvegese) ha un suono gradevole, notevolmente sgradevole è il similare italiano.

Sempre restando in zona scandinava, la Norvegia ha divieti ben più comprensibili: difatti sono vietati i nomi: legati a parolacce, ad organi sessuali o a malattie .
Talvolta l’eccessiva severità censurale va compresa davanti a scelte assurde dei genitori: l’originalità è sempre accetta, se condita da buon senso.
In Malesia ad esempio la severità parrebbe fin troppo severa, ma altrettanto anomale sono le scelte eccentriche dei genitori (testa puzzolente, serpente, gobbo, matto o addirittura 007) che anticipano la futura presa in giro dei poveri bambini ai primi approcci di socializzazione.
Ovviamente il mondo d’internet stimola i genitori più stralunati: negli Stati Uniti, una coppia fanatica dei social network, ha chiamato propria figlia Hashtag Jameson, “postando” i lieto evento attraverso facebook (notoriamente il social network concorrente !).
Meno male che Mark Zukenberg non ha denunciato la coppia per pubblicità gratuita.

Maria Rosaria Cardenuto

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